The quiet zone
La nuova direzione dell’arte di
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Quando si entra nell’universo artistico di Myriam Cappelletti bisogna farlo in punta di piedi, perché si cammina nei luoghi più profondi della sua anima.
È come sfogliare il suo diario intimo, di cui le tele sono le pagine. Queste ci invitano a “leggere” dentro alla sua pittura. Ricercata, raffinata ed eterea.
Grafica e affresco sono gli strumenti di cui si avvale per esprimere al meglio la sua creatività.
La grafica di Myriam ci riporta agli albori della civiltà, con figure cariche di un simbolismo arcaico che l’archeologia ci ha rivelato; fra tutte spiccano: alberi, uccelli, pesci.
Se il cipresso è marchio distintivo della sua terra d’adozione, la Toscana, l’albero di per sé è rappresentazione dell’Albero della Vita, simbolo della fecondità della terra e dell’immortalità: tema ricorrente nell’arte mesopotamica e originario dei miti sumeri, che si sviluppa nella dimensione spazio-temporale per divenire: l’Albero della Vita al centro del giardino d’Eden; l’Albero sefirotico della kabbala, immagine dell’Universo abitato da Dio e impregnato dalla sua essenza; quindi, albero cosmico, simbolo della connessione tra cielo e terra, tra mondo divino e mondo umano.
Così come per gli uccelli, che hanno un ruolo di grande rilievo nella simbologia della protostoria − periodo che fa da cerniera tra preistoria e storia, contraddistinto da una intensa sacralizzazione della sfera celeste e atmosferica −, è ragionevole pensare che facciano da tramite tra l’uomo e la sfera divina per la loro capacità di poter toccare terra e spiccare il volo nel cielo infinito.
I pesci − altro simbolo di nascita e fertilità − sono legati alla naturale forza delle donne. In origine, si ha l’associazione tra il pesce e la dea madre, per poi ritrovarlo sempre collegato alle divinità femminili di varie epoche e luoghi: sacro alla Venere dei Romani e alla stessa dea Isis dell’Antico Egitto, solo per citarne un paio.
Ed è proprio il pesce che pare costituire l’animale-guida dell’arte spirituale e quasi sciamanica di Myriam, che si esprime anche attraverso veri “totem”, sculture dense di significato intrinseco ed emananti una potente energia creativa.
Se lo sciamanesimo è la via di accesso diretta al mondo spirituale per entrare nella realtà impercettibile dello spirito, l’arte di Myriam è il suo sciamanesimo, è la sua ascesi: alla ricerca delle radici perdute, di un senso più profondo della vita, del proprio Sé.
Il rientrare in sintonia con il proprio essere creativi, porta l’artista verso la forma di creatività più profonda. Essa è l'invenzione della propria vita, l'effettiva determinazione del proprio destino.
Non è un caso trovare nella sua pittura segni legati alla scrittura. Accanto a quelli propri di lingue morte, troviamo quelli contemporanei appartenenti alla nostra cultura e ad altre: cuneiformi, ebraici, arabi; ma anche rune e caratteri cirillici con cui ha composto frasi a volte legate al significato del quadro, anche se preferisce esaltarne il loro gusto estetico − proprio come vuole la pittura segnica, ultima espressione dell’informale −, come la bella calligrafia che spicca negli ultimi lavori. Segni come testimoni silenti del tempo passato ma proiettati verso il futuro, come se ognuno di loro fosse parte del grande alfabeto del mondo.
Tutto è compreso in uno spazio che Myriam ha sempre ordinato in riquadri, in cui ritroviamo la sua razionalità, il voler ordinare la vita, le idee, le esperienze. Le incisioni decise che vi compaiono e l’apparato materico che si eleva dalla superficie delle tele sono: certezze, momenti da sottolineare, fatti importanti da annotare.
Oltre alle figure, è al colore che affida la sua spiritualità, ma anche le sue insicurezze, la sua fragilità e i cambiamenti dei cicli di vita che si sovrappongono ai cicli cromatici, attraverso cui la pittura di Myriam è passata negli anni:
1° - Terra, azzurri, turchesi, ocra
2° - Blu scuro, colori più decisi
3° - Rossi, albicocca
4° - Verdi, oro
5° - Rosa intenso, rosso fuoco, giallo, verde acido, arancione, violetto
Il suo è stato un crescendo, perché ha iniziato con tonalità tenue per arrivare a colori più brillanti e accesi. Ha cominciato con la trasparente delicatezza dei pigmenti usati nell’affresco per giungere alle incursioni dei colori acrilici, appena diluiti perché non perdano la loro naturale brillantezza che Myriam accentua grattandone la superficie indurita, come gli inediti arancione, giallo, verde acido. Così, con il passare degli anni, i colori rimarcano una maggiore consapevolezza. Prima, erano inconscio? Erano pensiero? Allora, oggi cosa sono? Discorsi o dichiarazioni fatti ad alta voce? Tutto fa parte della poliedrica personalità di Myriam.
Il percorso pittorico è un vero racconto affidato alla sua sensibilità artistica. Le ultime tappe sono una rivelazione: Myriam, come artista e come persona, sta vivendo un momento di passaggio e la sua arte è testimone di questo cambiamento.
Ha messo insieme i vari periodi e gli ha dato coerenza: i colori si stanno con naturalezza integrando e i riquadri stanno sbiadendo. Non c’è contrasto, c’è differenza, ma nella differenza c’è armonia. Ha ordinato le tessere del mosaico della sua vita che troviamo materializzato nei frammenti di legno decorati con i simboli a lei cari. È come se Myriam avesse fatto un bilancio e lo avesse trovato positivo.
Soprattutto, le ultime opere ci suggeriscono che lei si appresta a un cambio di direzione. Sta alleggerendo il suo bagaglio. Vuole viaggiare più libera e lo si vede dai riquadri che mano a mano diventano sempre più sfumati; dalle tele libere e leggere sospese nello spazio che sono ora preferite a quelle pesanti inchiodate sui telai di legno. Prima dipingeva preferibilmente su formelle, piccoli riquadri, ora ha bisogno di grandi spazi per esprimersi. Si sta come liberando. Lascia scorrere la sua mano, ma anche la sua mente: abbatte muri, schemi mentali, che se prima le davano sicurezza oggi la fanno sentire in prigione.
La sua pittura è diventata ancora più spirituale. Ora Myriam è in una quiet zone dove sta meditando. Una zona che pare all’interno di un ipogeo a cui si giunge scendendo come se ci si addentrasse nel ventre materno della Terra. Uno spazio dedicato ai quattro elementi naturali: acqua, aria, terra, fuoco, come se fosse il paradiso primordiale.
Guardare l’arte di Myriam è quasi come guardare un cambio di scena in un film: lentamente le immagini vanno in dissolvenza, i colori si mescolano, tutto diventa sempre più chiaro, fino a diventare bianco, che pare il nulla, ma è l’insieme di tutti i colori. E poi compare qualcosa di nuovo.
Allo spettatore, l’artista rivolge l’esplicito invito a condividere le emozioni che le si agitano nel profondo e a seguirla per vedere dove questo momento di quiete la porterà.
LE NOSTRE ESPOSIZIONI 2006/2007
Figure gonfie e leggere che escono dai suoi pennelli e con una forza magica si muovono, danzano, volano sospese e ti accompagnano in un viaggio straordinario. Prende spunto dall'immaginario per andare oltre e scoprire quel mondo interiore che appartiene ad ognuno di noi e che gelosamente nascondiamo. Rincorre desideri attraverso le parole ed il colore, va oltre la realta', pur mantenendo la sua semplicita' ed anche se sembra si sia allontanata dai suoi simboli e geometrie, si ritrova ancora, piu' rafforzato e sofisticato, il suo colore caldo e inebriante, il colore dell'Africa.
NOVEMBRE 2006 - FEBBRAIO 2007
DONNE DAGLI OCCHI GRANDI E...
Mostra delle artiste Myriam Cappelletti, Federica Gonnelli e Alda Giunti. Ognuna delle artiste ha interpretato un elemento del corpo femminile: la testa, il busto e le scarpe.
Perché la TESTA...
Donne dagli occhi grandi, dagli sguardi lungimiranti, donne che abbracciano mondi lontani, in un rito a volte solitario e felice.
Donne che appagate guardano i figli fare barchette di carta; donne dagli sguardi di acciaio e di supplica che tremano sotto la falce di luna
Donne dall'immaginazione fervida e dalla mente imprevedibile e irrequieta.
I pensieri che si affollano nelle loro teste sono come pesci che volano, come stormi di uccelli che girano intorno al mondo e nella tranquillità domestica, sono piccole fiaccole accese.
MIRYAM CAPPELLETTI
Perché il BUSTO....
Il busto è la parte del nostro corpo che più contiene ed è contenuto: la struttura di legno, il contenitore nel quale sono posti gli oggetti di terracotta dorata e le varie immagini, rappresenta sia la casa sia il primo luogo di vita: il ventre della madre.
Come in un gioco di scatole cinesi: una scatola è contenuta in un'altra scatola, un ventre è contenuto in un altro ventre e così via.
Un gioco di ruoli tra la natura e la donna che dona la vita, ma allo stesso tempo è nata da un'altra vita: donna madre e figlia.
Il velo d'organza veste e protegge anche se trasparente ciò che trova al suo interno.
Il velo è come un abito che veste il corpo e che gli dona una voce, un'apparenza, un'identità sempre diversa, grazie alle immagini che su di esso sono realizzate e che si sovrappongono a ciò che si trova dietro, per questo motivo non deve essere considerato come un mero supporto, ma come un determinante mezzo espressivo che concorre nel significato dell'opera.
Le opere si susseguono in serie come tanti frammenti, dorati, preziosi, cangianti e surreali, tante storie come in un romanzo corale, tante donne da non dimenticare che in coro narrano la Donna.
FEDERICA GONNELLI
Perché le SCARPE....
Un dolore tremendo mi trafiggeva lo stomaco, un momento difficile della mia vita, dove trovare la forza di decidere, scegliere r cambiare.
Ero lontana da casa, dall'altra parte del mondo, dove tante teste e gambe, ti sfiorano, ma nessuno ti vede.
Le vidi, entrai, "Running Shoes" loro le scarpe, le acquistai, le misi ai piedi, presero subito la mia forma, il mio dolore, e i miei pensieri, iniziammo a correre. Corremmo attraverso tutto, emozioni, boschi, strade sterrate...ormai non erano scarpe, non più pezzi di cuoio e stoffa che servivano a proteggere il piede. Erano coloro che contenevano il mondo di ognuno di noi, tutte quelle paure, speranze, sensazioni, che partivano dalla testa, attraversavano la pancia, per poi fermarsi da loro, allargandole, distorcendole, lasciando segni di quel momento vissuto.
E allora le scarpe parlano, hanno le rughe, i ricordi. Per questo hanno bisogno di un loro momento, devono essere ricordate, esaltate. Se tu le guardi, parlano...Ricordano il primo incontro, una notte d'amore, un dolore, si vestono a festa piene di sberluccichii e fiocchi. Al posto della testa? Perché no! In fondo oggi le scarpe hanno più storia di un viso.
ALDA GIUNTI
LE NOSTRE ESPOSIZIONI 2005/2006
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15 Maggio-30 Giugno
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Inaugurazione: Domenica 8 Maggio
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Cinzio Cavallarin e Loriano Aiazzi
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3 Luglio-31 Agosto
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Inaugurazione: Domenica 3 Luglio
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Raffaele Gori
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4 Settembre-31 Ottobre
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Inaugurazione: Domenica 4 Settembre
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6 Novembre- 8 Gennaio
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Inaugurazione: Domenica 6 Novembre
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| Maddalena Barletta |
15 Gennaio- 18 Marzo |
Inaugurazione: Domenica 15 Gennaio |